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Il bambino adottato e la scuola

"A scuola tutti dovranno rispettare la mia storia e darmi il tempo che mi serve per crescere e per imparare." (tratto da "La carta dei diritti del bambino adottato")


Premessa

I figli adottivi vengono accolti da coppie e famiglie che sono coscienti delle difficoltà che potranno incontrare con il bambino. I genitori adottivi, essendo attori primari nell'iter adottivo, si informano relativamente a queste difficoltà e vengono sottoposti al controllo dei Servizi Sociali Territoriali e dei Tribunali per i Minorenni. Questo non assicura che i genitori adottivi siano perfetti o che non commettano errori educativi, ma li rende in genere più attenti e coscienti.

La famiglia è quindi molto attenta, ma il bambino adottato nella sua nuova vita non frequenta solo la famiglia; la società in cui è immersa la famiglia stessa in genere è piuttosto ignorante rispetto all'adozione e alle sue implicazioni. Le informazioni trasmesse dai media e che formano il "sentire" comune in genere sono fuorvianti, sensazionalistiche, mal poste e spesso creano malintesi, affrontando le problematiche adottive dal punto di vista degli adulti (politica, economia, statistiche, scelte sociali, esteri, cronaca). Il bambino adottato non vive l'adozione in modo statistico, non gli importa poi molto delle altre migliaia di bambini adottati, è concentrato sulla sua avventura, sulla sua storia, sulla sua nuova vita.

La scuola riveste un ruolo molto importante nella vita dei bambini, in alcuni casi e per alcuni anni i nostri figli frequentano più a lungo la scuola che la famiglia (tolte le ore di sonno) e gli insegnanti sono per loro dei punti di riferimento importanti. In quest'ottica si inserisce la necessità che a scuola non si cada in grandi errori di approccio al tema adottivo e che si presti attenzione nell'affrontare tutti gli argomenti che hanno una correlazione con l'adozione.


Non tutti i bambini sono figli biologici di coppie italiane sposate e che vivono con entrambi i genitori.

Sempre più spesso ci sono bambini che appartengono a famiglie non-tradizionali. Nella famiglia tradizionale, una mamma e un papà concepiscono un figlio, la mamma lo dà alla luce ed entrambi crescono il bimbo.

Il figlio di una famiglia moderna può essere:

  • Un bambino che vive con i genitori di nascita (la famiglia tradizionale).
  • Un bambino di un solo genitore single.
  • Un bambino di genitori separati o divorziati, che vive con un solo genitore.
  • Se il genitore si risposa o ha una nuova relazione, il bambino ha una famiglia allargata.
  • Un bambino in affidamento presso una casa famiglia o un istituto. In questo caso la famiglia c'è, è conosciuta ma il bambino sta vivendo un periodo di allontanamento.
  • Un bambino in affidamento a parenti (zii, nonni) che è stato allontanato dai genitori.
  • Un bambino in affidamento, con genitori affidatari e genitori biologici.
  • Un bambino adottato, con genitori adottivi.
  • Ci sono poi i figli di stranieri che a volte hanno componenti della famiglia sparsi per il mondo.

Non tutti i bambini adottati sono "diversi" e quelli che lo sono non lo vorrebbero essere.

I bambini conoscono la loro situazione, hanno informazioni commisurate alla loro età e alla loro capacità di comprendere la situazione che li riguarda. Nel caso dei bambini adottati, ci sono bambini di razza simile ai genitori e con tratti somatici "occidentali" come molti di quelli provenienti dai paesi est-europei o molti di quelli adottati in Italia e ci sono quelli che appaiono palesemente adottati, sudamericani, asiatici e africani con tratti somatici e colore della pelle molto diversi dai genitori e dai compagni di scuola.

A differenza dei bambini stranieri figli di stranieri, i bambini adottati non vivono la loro diversità in modo positivo e spesso ambirebbero a essere simili ai genitori. Non è nemmeno utile affrontare queste differenze come se fossero una risorsa scolastica o qualcosa di "speciale", il bambino adottivo ambisce alla normalità.

Delle origini poco si conosce.

In genere, se sono stati adottati alla nascita o da piccoli, i bambini conoscono nulla o molto poco delle loro origini, mentre se sono stati adottati da grandi, la memoria conserva alcuni o molti ricordi dei genitori originari. Spesso però il bambino non sa chi fossero i genitori biologici, come vivessero insieme e quindi non ha certezze sulle proprie radici. A volte i ricordi sono traumatici e il desiderio del bambino è quello di riporli in un angolo e pensare alla sua nuova vita voltando pagina.

Durante l'adolescenza può capitare che ci sia un forte desiderio di conoscere le proprie radici, ma spesso è un desiderio che poi non sfocia in una vera e propria ricerca, infatti solo il 15%, quando è possibile, cerca di cercare i genitori di nascita (fonte CIAI).

Le origini differenti o sconosciute possono discriminare.

Tutti questi bambini, però, possono sentirsi discriminati, fuori posto, a disagio e persino esclusi dal gruppo, quando si affrontino temi come quello della nascita in modo sconsiderato; partire dall'albero genealogico, dalle ecografie e dalle foto in culla, parlare di storia familiare e somiglianze con i genitori, senza prima avere attentamente considerato la presenza di questi bambini, potrebbe compromettere non solo il rendimento scolastico, ma i rapporti con l'insegnante e i compagni; potrebbe generare nel bambino situazioni di disagio profondo ricuperabile solo con grande difficoltà.

La propria storia "particolare" è parte della sfera privata.

In età scolare quasi tutti i figli adottivi hanno piena coscienza della loro condizione, hanno già formulato tutte le domande riguardanti le loro origini, l'abbandono e l'adozione, ma spesso questa loro storia è vissuta come intima e personale. Provano fastidio rendere pubblica questa loro differenza rispetto alla "normalità". Quindi sarebbe utile, prima di affrontare i temi che possono toccare la sfera dell'adozione, che l'insegnante vagliasse quanta collaborazione potrebbe ottenere dal bambino interessato per spiegare l'adozione in classe.

Per includere i figli di famiglie non-tradizionali, nei programmi si dovrebbe stare attenti alla programmazione anche in materie come l'educazione civica, gli studi sociali, la biologia, ecc.

Come introdurre l'adozione nella scuola dell'infanzia (scuola materna)

Nella scuola materna, vere e proprie relazioni tra i bambini iniziano abbastanza tardi, i bambini spesso non si accorgono delle differenze razziali se non sono gli adulti a fargliele notare. Nel caso sorgesse la necessità verso i cinque anni, si può introdurre i termini adozione e adottato quando si parla di famiglie e bimbi, Si possono reperire delle fiabe che narrino di adozione o più genericamente di accoglienza.

Un esempio da evitare. (testimonianza di una catechista)

"Sono rimasta spiazzata da un'immagine di un quaderno attivo di religione per la seconda elementare: in un riquadro c'era un volto sdolcinato della Madonna e accanto un riquadro vuoto della stessa dimensione, tipo foto-tessera; la didascalia diceva 'Incolla qui la foto della tua mamma, lei ti ha portato in grembo come Maria ha portato Gesù e ti vuole bene come lei'. Questo mi ha portato a una duplice difficoltà per nulla teorica. Per ora sottolineo la prima: tra i miei ragazzini di catechismo c'è Sanja che è una piccola e dolce filippina, adottiva. È chiaro che ho saltato la paginetta incriminata perché mi sono messa nei suoi panni: Quale immagine di madre poteva incollare Sanja? E soprattutto, quale avrebbe potuto essere la sua reazione alla richiesta di un compito simile..."

Come introdurre l'adozione nella scuola elementare.

L'insegnante di scuola elementare presterà attenzione alla crescita degli alunni. Narrare l'adozione in classe trattandola come una delle possibili esperienze di vita, sarà utile per i bambini adottati ma anche per i loro compagni. In genere i genitori dei bambini adottati si presentano nelle prime settimane di scuola per informare l'insegnante e sulle schede degli alunni è riportata la nota riguardante l'adozione, in questi casi l'insegnante ha modo e tempo di informarsi e di chiedere l'eventuale loro collaborazione.

Ecco alcuni suggerimenti per affrontare l'adozione nelle situazioni d'insegnamento:

  • Quando descriverete le famiglie, non dimenticate le famiglie non-tradizionali, includendo in queste anche le famiglie adottive.
  • Ogni riferimento all'adozione potrebbe stimolare un bambino a dire "Io sono stato adottato", e potete parlarne ampiamente. Notate però, che la storia dell'adozione di un bambino è la sua storia personale, sta a lui parlarne, o non parlarne, come desidera.
  • Se un alunno ha un neonato in famiglia, ricordate di dire che alcuni bimbi giungono nella loro famiglia attraverso l'adozione.
  • Se la famiglia di un alunno sta adottando un bambino, é un'ottima opportunità per parlare dell'avvenimento, e di ciò che comporta l'arrivo del bambino. Dovete comunque sapere che i tempi delle adozioni sono molto lunghi e quindi sarebbe opportuno attendere di parlarne a ridosso della la data di partenza per l'adozione, altrimenti potrebbe risultare controproducente.
  • Prevedete la discussione sull'adozione, leggendo una storia, o invitando in classe un adulto (figlio o genitore) di una famiglia adottiva.
  • I bambini a questa età potrebbero sentire di condividere con più facilità la loro storia di adozione con un loro genitore presente. Dovrete anche pensare a quanto la classe potrebbe essere attenta e interessata di fronte alla storia di adozione di un bambino.
  • Evitate che il bambino diventi oggetto di discriminazione, e cercate di gestire ogni accenno di scherzo. Recenti ricerche hanno evidenziato come i primi segni di bullismo siano presenti nelle scuole elementari più di quanto ci si aspettasse.
  • Verso la quinta, come nella scuola Media, gli alunni vogliono essere inseriti, omologati, allineati, essere come tutti gli altri. I bambini adottati sono coscienti di essere "anomali", che la maggior parte dei ragazzi sono cresciuti dai genitori che li hanno fatti nascere. Probabilmente non desidereranno presentarsi agli altri o essere emarginati.

Il problema inverso.

La relatività delle situazioni familiari rispetto alla società risulta chiaro dal seguente aneddoto. Qualche anno fa un alunno delle scuole primarie di Parigi tornò a casa in lacrime perché si era reso conto di essere l'unico figlio di genitori non separati e quindi di non avere una famiglia allargata come tutti gli altri.

I lavori e i compiti

Potreste compiere gli errori più grandi con progetti di gruppo o con i compiti a casa. Una delle cose da evitare è escludere deliberatamente uno studente da una discussione in classe, o da un progetto da realizzare. Alcuni lavori si basano su una visione della famiglia che da' per scontato che tutti i ragazzi vivono con mamma e papà in un mondo senza divorzio o adozione o storia personale travagliata. In breve, sono deviati dal pregiudizio contro il figlio di una famiglia non tradizionale. Non potete nemmeno lasciar perdere il compito, né fare eccezione per studenti che sono "casi speciali". Sarebbe peggio. Potete però raggiungere l'obiettivo educativo desiderato, per tutti gli alunni della classe, affrontando il compito con il riconoscimento della varietà dei nuclei familiari.

Quadro familiare.

Affrontando il quadro familiare evitare di partire da schemi pre-costruiti lasciando la più ampia libertà agli alunni di descrivere, disegnare, collocare i componenti della famiglia che loro desiderano includere nel lavoro. Dedicate uguale spazio a tutti i tipi di famiglia ed evidenziate che, in tutto il mondo, pochi bambini crescono in famiglie nucleari. Comprendete famiglie estese, adottive, con figli di un partner, e di un solo genitore.

Foto da neonati.

Portare una foto da neonati esclude tutti i bimbi che possono non avere le loro foto da neonati (bambini adottati, immigrati o più semplicemente bambini i cui genitori non avevano una macchina fotografica o che non ci hanno pensato). Se l'obiettivo è paragonare la foto da neonato con il bambino di oggi, i bambini che non hanno la foto sono esclusi dal divertimento, mentre per illustrare la crescita e il cambiamento, si può semplicemente far portare una foto di qualche anno prima.

Ecografie.

Fatele lasciare nel cassetto della mamma che così ricorderà la gravidanza. Non hanno valore educativo prima dello studio della biologia molto più avanti.

Storia del nucleo familiare.

Un bambino che non conosce la propria storia viene escluso dal lavoro. Ma può essere un compito problematico anche per chi ha una storia con esperienze dolorose che vorrebbe dimenticare e che per desiderio di onestà si sentisse obbligato a raccontare (per esempio una storia di violenze o abusi in periodi precedenti l'adozione). In alternativa sarebbe meglio far raccontare un episodio, un avvenimento (possibilmente significativo e felice) della propria vita, anche un'esperienza scolastica.

Oggetti e tradizioni di famiglia.

Sia gli oggetti che le tradizioni di famiglia potrebbero essere poco significativi per un bambino adottato e i racconti correlati degli altri potrebbero ingigantire la sensazione di diversità che percepisce. Sarebbe meglio lasciar portare oggetti genericamente speciali che potrebbero essere legati a eventi sportivi, hobby, e a situazioni meno legate al passato e più attuali.

Feste della mamma e del papà.

Sono feste che da tempo non vengono più enfatizzate nelle scuole per la presenza dei figli di genitori separati, di genitori divorziati e di single. Potrebbe avere senso sostituirle o affiancarle da festeggiamenti per "ringraziare qualcuno che si occupa di noi".

Imparare cos'è l'adozione.

Non c'è niente di peggio che dover intervenire su un argomento senza conoscerne i risvolti, quindi il migliore approccio alle varie problematiche legate a situazioni quali l'adozione è conoscerle sufficientemente. Per conoscere il percorso adottivo sia nell'adozione nazionale che in quella internazionale si può chiedere aiuto ai genitori adottivi che possono spiegare il loro percorso, quali sono state le difficoltà e come è stata la storia dell'adozione. Sarebbe utile confrontarsi con loro senza nessun timore di non sembrare all'altezza o di non essere a conoscenza di informazioni che in realtà sono note solo agli addetti ai lavori o agli interessati all'iter adottivo.

Il rendimento del bambino adottivo a scuola.

Sfatiamo un luogo comune. Studi internazionali approfonditi sul rendimento a scuola di migliaia di bambini adottati hanno accertato che tolti i periodi di ambientamento iniziale dei bambini giunti in età scolare, il rendimento dei bambini adottati è mediamente equivalente al rendimento degli altri bambini. L'essere adottato di per sè non può essere un alibi per giustificare una scarsa attitudine allo studio. Le ragioni, nel caso di insufficiente applicazione o di comportamenti negativi nei confronti dello studio, devono essere cercati in un disagio che può essere correlato allo stato di bambino adottato ma che può essere dovuto a qualsiasi altro motivo.

Le capacità cognitive (energie e capacità di concentrazione) del bambino possono essere assorbite da un pensiero fisso e ricorrente che, nel caso di bambino adottato, potrebbe riguardare le sue origini o l'abbandono: in questo caso il bambino appare stanco, demotivato e non riesce ad applicarsi sufficientemente allo studio. In alternativa il bambino potrebbe risultare iperattivo, scarsamente riflessivo e questo può dipendere dalla scelta di non pensare, di non riflettere per evitare il sopraggiungere di pensieri sgraditi. La paura di non farcela, di non riuscire a mettersi in gioco, di non riuscire a integrarsi, potrebbe portare ad autoescludersi (per paura di perdere, non gioco), a utilizzare stratagemmi scorretti (gioco, ma partecipo barando) o a comportamenti antisociali (per non giocare io, non faccio giocare nessuno). Nel caso di un bambino adottato è lecito attendersi la presenza di atteggiamenti compensatori più marcati, richieste di rassicurazione più intense di quelle che possono provenire da bambini nati e cresciuti nello stesso nucleo familiare. Gli stessi atteggiamenti possono essere attesi anche da tutti quei bambini che si trovano in situazioni familiari critiche.

Imparare il linguaggio dell'adozione.

Gli insegnanti hanno bisogno di utilizzare il linguaggio dell'adozione in modo appropriato e sentendosi a loro agio. Devono essere preparati a trovarsi di fronte a bambini e adulti che usano un linguaggio inappropriato... quelli che fanno domande come: "Perché sua madre l'ha abbandonato?", "Chi è la sua vera madre?" o peggio quando fanno riferimento al vendere e comprare i bambini o al sceglierli da un catalogo: i bambini spesso commettono queste gaffes perché sentono le frasi degli adulti e non pongono filtri ripetendole nelle circostanze meno adatte.

Il lato gioioso dell'adozione é offuscato dal fatto che l'adozione comporta una perdita, un'abbandono. I figli adottivi convivono con il fatto doloroso che i loro genitori biologici non hanno potuto (o voluto) tenerli con loro. È difficile parlare di queste cose a dei bambini piccoli. Tuttavia, essendo delle figure significative nella vita dei bambini, gli insegnanti devono entrare nel mondo del bambino per aiutarlo a fronteggiare le sue emozioni e a riconoscersi positivamente come persona.

Gli insegnanti dovrebbero sforzarsi di imparare il linguaggio dell'adozione, in quanto il modo in cui vengono affrontati argomenti scottanti può provocare fiducia e coraggio oppure vergogna e paura... Si può entrare in una famiglia per nascita o per adozione; entrambi i modi sono del tutto accettabili. L'adozione fa sì che si formino famiglie sane e felici in cui i genitori e i figli sono uniti dalla legge e dall'amore.

Tuttavia, quando la gente usa termini emotivi che sottolineano la mancanza del legame di sangue, crea un conflitto e diminuisce la fiducia in sé stessi dei bambini adottati. I termini che hanno una connotazione negativa spesso derivano dalla segretezza che circondava l'adozione (eredità di anni di adozione chiusa).

Quando é necessario far conoscere lo stato di figlio adottivo, occorre riferirsi al modo in cui qualcuno é arrivato in una famiglia, piuttosto che come ad una condizione o ad un handicap. è meglio dire "Maria è stata adottata" piuttosto che "Maria é adottata". Spesso non bisognerebbe affatto far riferimento all'adozione; il farlo implica che l'adozione crea un rapporto di tipo inferiore. Spesso i media (Tv, radio e giornali) commettono questo errore quando dicono che un bambino é figlio adottivo anche quando ciò non ha nulla a che fare con il fatto raccontato.

Qui sotto sono riportati alcuni termini che la gente usa senza pensare e il termine corretto da usare.

(liberamente tratto da: Parla Positivo: Un Foglio di Informazione sul Linguaggio dell'Adozione, di Pat Johnston)
 
Termini da evitare
Termini da preferire
Perché...
  • i veri genitori,
  • i genitori naturali,
  • la vera mamma,
  • la mamma naturale,
  • il vero papà,
  • il papà naturale

 

 

  • i genitori di nascita,
  • i genitori originario,
  • i genitori biologici,
  • i primi genitori,
  • la mamma originaria,
  • la mamma di nascita,
  • la prima mamma,
  • la mamma di pancia,
  • il papà originario,
  • il papà di nascita,
  • il primo papà

 

  • esistono genitori immaginari?
  • esistono genitori non veri?
  • esistono genitori finti?
  • esistono genitori artificiali?

I genitori adottivi sono veri quanto quelli biologici, non sono innaturali.

La mancanza di legami di sangue non rende un genitore adottivo meno genitore.

  • figlio naturale
  • figlio di nascita,
  • figlio biologico
  • esistono figli artificiali?

Come sopra.

  • figlio illegittimo,
  • figlio non voluto
  • non esiste un termine da preferire
Non si dovrebbe stigmatizzare un bambino a causa delle circostanze della sua nascita.
  • madre nubile
  • mamma di nascita
La parola "nubile" o "non sposata" contiene un giudizio morale da evitare.
  • rinunciare,
  • dar via,
  • arrendersi,
  • abbandonare,
  • far adottare,
  • mettere in adozione
  • porre in adozione,
  • scegliere l'adozione,
  • lasciare in adozione,
  • donare in adozione

Oggi le madri di nascita possono prendere decisioni responsabili e ben informate.

Per le situazioni provenienti dai paesi poveri del mondo i termini acquisiscono una valenza meno negativa perché mitigata dall'oggettiva situazione sociale precaria.

  • tenere il bambino,
  • prendere il bambino
  • diventare genitore,
  • adottare il bimbo,
  • incontrarsi nell'adozione
La magia dell'abbinamento di genitori e bambini che si trovano adottandosi a vicenda è un punto importante della storia dell'adozione.
  • adozione straniera
  • adozione internazionale,
  • tra paesi diversi
La parola "straniera" può essere letta con una connotazione negativa.
  • bambino difficile,
  • non facilmente adottabile
  • bambino con bisogni particolari
Danneggia meno la fiducia in sé stesso del bambino.
  • adotta una strada,
  • adotta un parco,
  • adotta un cucciolo
  • sponsorizza una strada,
  • sostieni un parco,
  • accogli un cucciolo
L'uso comune e le pubblicità usano in modo sbagliato o fuorviante il verbo "adottare".
  • adozione di una misura, di una regola,
  • adozione di libri di testo
  • istituzione di una misura, di una regola,
  • scelta di libri di testo
In italiano (purtroppo) il termine adozione si usa con molteplici significati.
  • adozione a distanza
  • sostegno a distanza
Sono situazioni totalmente differenti. All'estero si usa dire che si sponsorizza un bambino.

Liberamente tratto e adattato alla situazione italiana da "Guida per l'insegnante all'adozione" dal sito Family Helper di Robin Hilborn, compendiato da esperienze sul campo. Ulteriori contributi tratti dal convegno "I diritti del bambino adottato" - interventi di Domenico Barillà e di Marco Chistolini.

 

La difficoltà a scuola dei figli adottivi

Nel 2002 Hjern, Lindblad, Vinnerljung hanno svolto una ricerca esaustiva sul tema dei problemi psicologici dei figli adottati in Svezia. La popolazione statistica era composta da 11320 adottati (8700 di origine asiatica e 2620 di origine sudamericana), da un gruppo di 2343 fratelli biologici degli adottati, da un gruppo di 4006 figli di immigrati e dall'intera popolazione di 853419 persone.

 

I risultati evidenziano che gli adottati hanno rispetto ai non adottati:

  • 6 volte di più la probabilità di suicidarsi;
  • 3-4 volte di più la probabilità di avere disturbi mentali;
  • 5 volte di più la probabilità di tossicodipendenza;
  • 2-3 volte di più la probabilità di alcolismo;
  • 2-3 volte di più la probabilità di commettere crimini.
Ma l'82% dei maschi e il 92% delle femmine si sono adattati bene presentando un livello di comportamento psichico nella norma.
Nel 2006 Van Uzendoorn e Juffer hanno raccolto i risultati di numerose ricerche riguardanti circa 30000 soggetti adottati e 115000 non adottati, hanno evidenziato solo piccole differenze tra bambini adottati e quelli non adottati... i primi mostrano complessivamente maggiori problemi comportamentali, ma in misura contenuta.
Brodzinsky e Palacios, nel 2005 e uno studio italiano (CAI) del 2003 evidenziano che il rendimento scolastico degli adottati, statisticamente, è solo di poco inferiore a quello dei non adottati, mentre per quanto riguarda i minori residenti in istituto è drammaticamente peggiore.
 
Rendimento scolastico
Adottati
Non Adottati
Istituzio-nalizzati
Molto alto
6
9
1
Alto
27
30
5
Medio
35
39
28
Inferiore alla media
19
15
38
Molto inferiore
13
7
27

 

Con questi dati i ricercatori hanno voluto evidenziare che l'adozione non è di per se stessa una condizione esistenziale che porti a problemi psichici o comportamentali o anche solamente di scarso rendimento scolastico. Non è una condizione morbosa dalla quale oggettivamente dipendano comportamenti problematici omogenei. Le esperienze di abbandono e le successive esperienze adottive sono molto differenti tra loro ed è per questo che alcune adozioni presentano dei problemi e che altre (la maggioranza) funzionano bene.

Riassumendo i consigli riportati in "Suggerimenti per gli insegnanti" è fondamentale che a scuola aiuti i bambini adottati a non sentirsi "diversi" o "speciali". Come? Tenendo presente sempre alcuni punti chiave:

  • rafforzando l'idea che esistono famiglie diverse non basate sul legame biologico per dare legittimità alla condizione del bambino adottato;
  • ammettendo che esista anche l'incompetenza o l'inadeguatezza genitoriale;
  • rispettando l'identità etnica del bambino;
  • facilitando i rapporti sociali e l'apprendimento per aumentare l'autostima del bambino;
  • chiarendo il percorso adottivo e sfatando i miti e i pregiudizi sui bambini comprati o scelti, sui veri e i falsi genitori, ecc.;
  • cercando la collaborazione esterna di un esperto, un genitore adottivo o un adottato adulto;
  • creando un percorso didattico che utilizzi le storie personali per comprendere le esperienze che portano a diventare dei genitori capaci considerando attentamente la presenza in classe di altre situazioni problematiche.
Vediamo in che misura gli insegnanti sono disponibili a utilizzare la storia dei bambini come strumento didattico:
 
Utilizzo della storia personale
Valore assoluto
%
Sempre
22
9
Spesso
40
16
A volte
86
34
Raramente
19
8
Mai
69
28
N.d.
14
6
Totale
250
100

 

La scuola dovrebbe impegnarsi in modo più organico e meno estemporaneo, lasciando meno soli gli insegnanti in questo difficile compito.

Dall'analisi dei dati prima citati è risultato chiaro che mentre il Q.I. dei bambini adottati non si discosta significativamente da quello dei non adottati, il rendimento scolastico risulta inferiore (anche se di poco). Quindi è la capacità di mettere a frutto le proprie doti intellettive nelle performance scolastiche che viene meno negli adottati. Ma i fattori che abbassano il rendimento scolastico possono dipendere dall'essere adottati o da altri motivi che nulla hanno a che fare con l'adozione.

Fattori da cui può dipendere la difficoltà di apprendimento:
  • disturbi dell'attaccamento;
  • trauma dell'abbandono;
  • disturbo da stress post traumatico;
  • danni biologici prenatali;
  • danni biologici perinatali;
  • danni biologici post natali;
  • drastici cambiamenti nella vita del bambino;
  • contesto familiare.
Ma può essere presente anche un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA). Solo attraverso un'analisi dettagliata delle problematiche di apprendimento, dei rapporti interpersonali, delle dinamiche relazionali in classe, l'accertamento delle capacità cognitive, la conoscenza dell'anamnesi del bambino, sarà possibile discriminare tra motivi apparenti e motivazioni effettive e prevedere interventi efficaci evitando gravi errori.

Dati tratti dagli atti del convegno "I diritti del bambino adottato" organizzato dall'ente provinciale di Milano con la collaborazione del CIAI e dal sito http://adozioni.interfree.it

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