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Le mamme scrivono

di Giulia Taddei

“PERCHE’ HIPPA E LELLA”

 

Storia di un Bambino Adottato

C'erano due donne
che non si erano mai conosciute;
una non la ricordi,
l'altra la chiami mamma.
La prima ti ha dato la vita,
la seconda ti ha insegnato a viverla.
La prima ti ha creato
il bisogno d'amore,
la seconda era li per soddisfarlo.
Una ti ha dato la nazionalità
l'altra il nome.
Una il seme della crescita,
l'altra uno scopo.
Una ti ha creato emozioni,
l'altra ha colmato le tue paure.
Una ha visto il tuo primo sorriso,
l'altra ti ha asciugato le lacrime.
Una ti ha lasciato,
era tutto quello che poteva fare.
L'altra pregava per un bambino
e il Signore l'ha condotta a te.
E ora mi chiedi la perenne domanda:
eredità o ambiente,
da chi sono plasmato?
Da nessuno dei due,
solo da due diversi amori.

(Madre Teresa di Calcutta)

 

Come dice la poesia di Madre Teresa di Calcutta, noi madri adottive portiamo a compimento un’opera iniziata da un’altra donna, perché comunque è “Lei” che li ha partoriti. Il corpo di una donna è fatto per contenere un’altra vita, deve far posto non solo fisicamente alla propria creatura, ma anche psicologicamente, dal momento che sarà madre, una donna non sarà più come prima, questo evento cambierà anche la sua identità, si dovrà riadattare nel contesto della coppia e nella società. Questa è la generatività, nella nostra esperienza, invece, viene messo al centro un amore che supera anche la generatività e porta al centro della nostra storia la genitorialità. Naturalmente la prima conduce all’altra, nell’adozione si è chiamati a superare la sterilità o infertilità di coppia, poi la rabbia e la tristezza entrando in quel mondo magico ma spaventosamente difficile che è l’amore senza vincoli di sangue.

Questo ci è stato richiesto: amare i figli partoriti da un’altra madre. Lei, l’altra madre, “quella vera” è per noi spesso un chiodo fisso, nella nostra mente, come non pensarci, come non provare anche solo per un momento un sentimento di gelosia, pensando all’istante che ella ha visto il volto del suo bambino appena nato. E noi non eravamo lì!

 

Poi, mille motivi che nessuna fortunata madre occidentale può veramente comprendere hanno spinto, costretto, tutte queste donne ad una dura scelta, spesso dettata dalla paura, dalla rabbia, dalla solitudine e dalla fame. E questo non accade solo nei paesi poveri con l’adozione internazionale ma anche alle giovani donne extracomunitarie che partoriscono e rendono adottabili i loro figli nei nostri ospedali italiani, favorendo le adozioni nazionali. Le madri naturali ci hanno offerto il loro seme più prezioso: i loro stessi figli, ma in tutto questo si innescano grandissime ferite e profonde lacerazioni.

 

Nancy Verret la chiama giustamente “la ferita primaria”, perché l’abbandono imprime una profonda ferita che resterà sempre aperta negli animi degli adottati. Nelle nostre famiglie prima o poi ci ritroviamo a fare i conti con l’altra pancia perché spesso la madre è l’unico altro genitore che i nostri ragazzi ricordano e percepiscono.

 

A differenza dei padri, e questo non è un problema di genere, le madri adottive più frequentemente sono messe alla prova, perché rappresentano la figura genitoriale più importante e suggestiva nell’immaginario dei figli, tutto ciò è amplificato dalla quotidiana presenza delle madri che curano e seguono i ragazzi nei loro percorsi scolastici e sociali. Sono sempre lì, al loro fianco, a registrare le loro tristezze, le loro delusioni, le loro sfide piccole e grandi che poi sfoceranno prepotentemente nell’adolescenza, arrivando a veri e propri scontri. Ci sono richieste competenze psicologiche e comportamentali per costruire giorno dopo giorno, insieme ai padri, quel processo graduale di costruzione della genitorialità, intesa come cura, educazione, sostegno, capacità di gestire la storia dei nostri figli nei vari contesti sociali come la scuola, le amicizie e i rapporti parentali.

 

Adottare un figlio è una delle scelte più difficili e più semplici che una donna sia chiamata a fare. Anche nella storia sono sempre state nutrici, si sono occupate del nutrimento e della cura dei figli partoriti da altre, oggi nella nostra opulenta, post moderna e tecnologica società, la sterilità e l’infertilità di coppia ha favorito il diffondersi del fenomeno dell’adozione e noi mamme adottive e affidatarie diventiamo madri di figli nati da altri grembi, da altre pance, che entrano nel nostro cuore per non uscirne mai più.

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